Negli ultimi anni, e in modo sempre più evidente nel periodo 2024‑2026, la regolazione europea in materia di nanomateriali e nanoforme ha subito un’evoluzione significativa. Questo sviluppo riflette sia l’aumento dell’impiego industriale di tali materiali, sia la crescente consapevolezza delle loro peculiarità in termini di comportamento fisico‑chimico, esposizione e potenziali effetti sulla salute e sull’ambiente.
Nanomateriali e nanoforme: cosa cambia davvero
Oggi, quando si parla di nanomateriali, non ci si riferisce più solo a particelle piccolissime (tra 1 e 100 nm), ma a un insieme più ampio che include anche fibre e strutture sottili, come stabilito dalla Commissione europea (2022).
La vera novità è però il concetto di nanoforma: la stessa sostanza può esistere in diverse “versioni” su scala nanometrica, che cambiano per dimensione, forma o superficie. E queste differenze non sono banali: ogni nanoforma può comportarsi in modo diverso, soprattutto per quanto riguarda gli effetti su salute e ambiente.
Per questo motivo, le normative europee, in particolare il REACH, richiedono un controllo più rigoroso. Dal 2020, le nanoforme devono essere registrate, ben descritte e sottoposte a una specifica valutazione della sicurezza, considerando esposizione e rischi.
In altre parole, non basta più studiare una sostanza in generale: oggi è necessario analizzare ogni singola nanoforma, per garantire una protezione più efficace e mirata.
Aggiornamenti tecnici recenti: metodi di prova e SDS
Tra gli aggiornamenti più recenti (2025‑2026) si segnala l’adeguamento dei metodi di prova nell’ambito REACH, con il Regolamento (UE) 2025/2573.
Tale aggiornamento introduce:
- nuovi metodi per valutare la polverosità (dustiness) delle nanoforme;
- tecniche standardizzate (EN 17199) per misurare il potenziale di rilascio di particelle respirabili;
- aggiornamenti nei test ecotossicologici e nel destino ambientale delle sostanze.
La polverosità rappresenta un parametro cruciale, in quanto direttamente correlato al rischio di esposizione per inalazione nei contesti lavorativi.
Parallelamente, sono stati aggiornati anche i requisiti delle schede dati di sicurezza (SDS), con decorrenza dal 2025:
- maggiore dettaglio sulle proprietà chimico‑fisiche;
- informazioni più complete sugli effetti per la salute e l’ambiente;
- miglior integrazione con la classificazione CLP.
Queste modifiche rafforzano il ruolo delle SDS come strumento centrale per la comunicazione del rischio lungo la catena di approvvigionamento.
Implicazioni per la sicurezza sul lavoro
L’espansione dell’utilizzo di nanomateriali in numerosi settori industriali (cosmetica, elettronica, farmaceutica, materiali avanzati) ha comportato un aumento dell’esposizione dei lavoratori.
La via di esposizione principale è rappresentata dall’inalazione di nanoparticelle, che, a causa delle dimensioni estremamente ridotte, possono:
- penetrare profondamente nel sistema respiratorio;
- attraversare la barriera alveolo‑capillare;
- distribuire in altri organi attraverso il sistema circolatorio.
Tra i possibili effetti sulla salute si segnalano l’infiammazione polmonare, la fibrosi e un aumento del rischio cardiovascolare e, in alcuni casi, cancerogeno.”
Limiti normativi e criticità
Nonostante i progressi normativi, permane una criticità significativa legata all’assenza di limiti di esposizione professionale (OEL) armonizzati a livello europeo per la maggior parte dei nanomateriali.
Questa lacuna deriva dalla complessità intrinseca dei nanomateriali, caratterizzati da elevata variabilità tra le nanoforme, dalla difficoltà di standardizzazione delle metriche di esposizione (numero di particelle, superficie, massa) e dalla limitata disponibilità di dati tossicologici consolidati.
Approcci operativi alla gestione del rischio
In assenza di limiti numerici precisi, la gestione del rischio si basa su approcci alternativi, tra cui il control banding, che consente una valutazione qualitativa del rischio sulla base di pericolosità ed esposizione.
Le misure di prevenzione devono seguire rigorosamente la gerarchia:
- eliminazione o sostituzione della nanoforma, ove possibile;
- confinamento e sistemi chiusi;
- ventilazione localizzata con filtri ad alta efficienza (HEPA);
- procedure operative e restrizioni di accesso;
- dispositivi di protezione individuale adeguati (respiratori ad alta efficienza).
Conclusioni
Gli aggiornamenti recenti in materia di nanoforme e nanomateriali segnano un passaggio significativo verso una regolazione più precisa, basata su evidenze scientifiche dettagliate.
Il sistema normativo europeo si sta progressivamente orientando verso:
- una caratterizzazione approfondita delle nanoforme;
- una valutazione specifica del rischio per ciascuna di esse;
- un rafforzamento degli strumenti tecnici (metodi di prova, SDS);
- una crescente integrazione tra normativa generale (REACH) e regolazione settoriale.
Permangono tuttavia importanti criticità, in particolare per quanto riguarda l’assenza di limiti di esposizione armonizzati e le incertezze scientifiche legate agli effetti a lungo termine.
In questo contesto, la gestione del rischio nei luoghi di lavoro richiede un approccio prudenziale, basato su misure preventive avanzate e su una costante attenzione agli sviluppi normativi e scientifici in un ambito in rapida evoluzione.
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