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Sei qui: Home » Notizie » PROTOCOLLO LEGIONELLA: GUIDA ALLA SICUREZZA E ALLA PREVENZIONE

PROTOCOLLO LEGIONELLA: GUIDA ALLA SICUREZZA E ALLA PREVENZIONE

Pubblicato il 27 Febbraio 2026 Categorie Notizie

 

La Legionella pneumophila non è solo un termine tecnico da addetti ai lavori; è un rischio biologico concreto che può trasformare l’acqua di un edificio in una minaccia. Gestire correttamente il protocollo Legionella significa passare dalla gestione di un’emergenza a un sistema di prevenzione costante, fondamentale per alberghi, ospedali, condomini e uffici.

 

Cos’è la Legionella e perché fa paura?

La Legionella è un batterio che vive naturalmente nelle acque dolci. Il problema sorge quando colonizza gli impianti artificiali (reti idriche, torri di raffreddamento, fontane), dove trova le condizioni ideali per proliferare:

  • Temperature tra i 25°C e i 45°C.
  • Presenza di biofilm e incrostazioni, che offrono protezione e nutrimento.
  • Ristagno dell’acqua in rami morti o tubature poco utilizzate.

La pericolosità risiede nella modalità di trasmissione: il batterio viene inalato tramite micro-goccioline (aerosol) generate da docce, rubinetti o impianti di condizionamento. L’infezione può causare la Malattia dei Legionari, una polmonite grave con un tasso di letalità non trascurabile.

 

Il Quadro Normativo: Dalla Teoria alla Legge

In Italia, il riferimento principale è rappresentato dalle Linee Guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate in Conferenza Stato-Regioni. Recentemente, il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva Europea 2020/2184, ha inasprito i controlli sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, introducendo l’obbligo di una valutazione del rischio sistematica per gli edifici definiti “prioritari”.

Il mancato adempimento non comporta solo rischi sanitari, ma espone i titolari di strutture e gli amministratori di condominio a gravi responsabilità civili e penali.

 

I 3 Pilastri del Protocollo Legionella

Un protocollo efficace non si limita a una pulizia una tantum, ma si articola in tre fasi cicliche:

  1. Valutazione del Rischio (DVR)

È il documento fondamentale. Un tecnico specializzato deve mappare l’impianto idraulico, identificare i punti critici (come serbatoi di accumulo o terminali poco usati) e valutare la vulnerabilità della popolazione esposta (es. pazienti ospedalieri vs personale d’ufficio).

  1. Gestione e Monitoraggio

Sulla base del rischio rilevato, si stabilisce un piano di manutenzione che include:

  • Flussaggio periodico dei rubinetti poco utilizzati.
  • Pulizia e decalcificazione di rompigetto e soffioni della doccia.
  • Controllo delle temperature: l’acqua calda dovrebbe uscire dal boiler a circa 60°C e arrivare ai rubinetti a non meno di 50°C, mentre l’acqua fredda dovrebbe restare sotto i 20°C.
  1. Campionamento e Analisi di Laboratorio

L’unico modo per confermare l’efficacia delle procedure è l’analisi microbiologica. I campioni devono essere prelevati nei punti più critici (il punto più lontano dalla caldaia, il ricircolo, o i terminali più distanti) e analizzati da laboratori accreditati.

 

Strategie di Bonifica: Cosa fare in caso di positività?

Se le analisi rilevano una carica batterica superiore ai limiti di legge (generalmente $> 1000$ UFC/litro, ma con soglie più basse per ambienti sanitari), è necessario intervenire drasticamente. Le tecniche principali includono:

Metodo Descrizione Pro/Contro
Shock Termico Elevazione della temperatura dell’acqua sopra i 70°C per 3 giorni consecutivi. Economico ma temporaneo; rischia di danneggiare le tubature.
Iperclorazione Immissione di alte dosi di cloro nell’impianto. Efficace contro i batteri liberi, meno contro il biofilm profondo.
Biossido di Cloro Sistema di dosaggio continuo. Ottimo potere penetrante nel biofilm, non altera il sapore dell’acqua.
Sistemi a Raggi UV Lampade installate nei punti di ingresso. Efficaci localmente, ma non proteggono l’intera rete a valle.

 

Errori comuni da evitare

Spesso si pensa che spegnere il boiler per risparmiare energia sia una buona idea. In realtà, mantenere l’acqua a 35-40°C crea una vera e propria “incubatrice” per la Legionella. Un altro errore frequente è trascurare i rami morti dell’impianto: tubazioni cieche o rubinetti di stanze chiuse dove l’acqua ristagna per settimane sono i serbatoi principali di infezione.

Nota Bene: La Legionella non si trasmette bevendo l’acqua (a meno di aspirazione accidentale nei polmoni), quindi il pericolo principale resta legato alla doccia e ai sistemi di umidificazione.

 

Il protocollo Legionella è un investimento sulla sicurezza e sulla reputazione di una struttura. Un impianto monitorato è un impianto che dura più a lungo, consuma meglio e, soprattutto, garantisce la salute di chi lo vive.

La prevenzione è un processo dinamico: le Linee Guida suggeriscono di aggiornare la valutazione del rischio ogni due anni o ogni volta che viene effettuata una modifica sostanziale all’impianto idrico.

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