Il report di sostenibilità o bilancio di sostenibilità è il documento con cui un’azienda racconta in modo misurabile e verificabile come gestisce impatti, rischi e opportunità legati ad ambiente, persone e governance. Non è soltanto una vetrina. È un insieme strutturato di dati, politiche, obiettivi e risultati che orienta le decisioni, rafforza la fiducia degli stakeholder e consente di rispettare gli obblighi normativi europei e italiani.
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In Italia, l’interesse sul bilancio di sostenibilità è cresciuto perché il mercato lo richiede: clienti e filiere vogliono trasparenza, le banche valutano meglio chi dimostra performance ESG solide e le gare pubbliche includono criteri ambientali e sociali. In questa guida trovi tutto ciò che serve per impostare un rapporto di sostenibilità completo, coerente con gli standard europei e pensato per il posizionamento organico: definizioni, platea soggetta, calendario, metodo operativo, differenze per le PMI, benefici e riferimenti pratici.
Cos’è il report di sostenibilità
Per reporting di sostenibilità si intende l’insieme dei processi con cui un’organizzazione raccoglie, valida e comunica informazioni ESG rilevanti. Il risultato è il rapporto di sostenibilità, pubblicato ogni anno insieme ai documenti amministrativi.
La struttura segue standard riconosciuti in Europa, con particolare attenzione al principio della doppia materialità: si descrivono sia gli impatti dell’impresa su ambiente e persone sia come temi ambientali e sociali influenzano la performance economico-finanziaria. Un documento ben fatto contiene una sezione di governance e strategia, le politiche e gli obiettivi, i rischi più significativi e soprattutto indicatori chiave di prestazione con metodologie, confini, limiti e piani di miglioramento. Il valore aggiunto non è la grafica, ma la credibilità: ogni numero deve essere tracciabile a una fonte e collegato a responsabilità chiare.
Chi deve farlo
In Italia il report di sostenibilità è ormai prassi consolidata per le grandi imprese, molte delle quali sono già soggette agli obblighi europei. La platea si amplia progressivamente e interessa anche gruppi di grandi dimensioni non precedentemente coperti, PMI quotate con tempistiche dedicate e realtà extra UE con attività significativa nel mercato europeo. Questo non significa che le PMI non quotate possano ignorare il tema.
Nella catena di fornitura, i grandi clienti richiedono sempre più spesso un rapporto di sostenibilità o almeno un set coerente di KPI ambientali e sociali. Inoltre, bandi e programmi di finanza agevolata attribuiscono punteggi premiali a chi dimostra impegni e risultati ESG verificabili. Per questo, anche chi non ha un obbligo diretto dovrebbe adottare un report snello, concentrato sui temi materiali e sui dati più critici per il proprio settore.
Quando va fatto: scadenze e calendario pratico
Il reporting sostenibilità segue un ciclo annuale. Per chi è soggetto a obbligo, la pubblicazione avviene con il pacchetto di bilancio dell’esercizio di riferimento. Molte imprese italiane adottano una pianificazione su 9–12 mesi, che consente di avviare la valutazione di materialità, definire i perimetri dati, impostare procedure di controllo, raccogliere informazioni dalla catena di fornitura e redigere le tabelle secondo gli standard.
Anche in assenza di obbligo, ha senso allineare la tempistica al calendario amministrativo, così da integrare il report sostenibilità nella relazione sulla gestione e coordinare le attività di revisione, approvazione e pubblicazione sul sito aziendale. Un suggerimento operativo: fissare fin da subito due scadenze interne, una di “chiusura dati” e una di “chiusura editoriale”, evitando rincorse dell’ultimo minuto.
Come si fa il reporting di sostenibilità: metodo operativo in 8 step
1) Governance e perimetro
Il sustainability reporting efficace inizia dalla governance. Costituisci un comitato di progetto con ruoli e responsabilità formalizzati, definisci il perimetro organizzativo e il confine della catena del valore, individua i responsabili dei dati per ogni area tematica. Prepara un cronoprogramma con milestone trimestrali e un registro rischi dedicato alla rendicontazione.
2) Analisi di doppia materialità e stakeholder
La doppia materialità guida tutto il reporting. Individua i temi rilevanti valutando impatti e rilevanza finanziaria. Coinvolgi le funzioni interne e consulta stakeholder esterni con metodi proporzionati alla dimensione d’impresa. Documenta criteri, punteggi, fonti e risultati in una matrice pubblicabile e difendibile.
3) Piano dati e controlli interni
Mappa le fonti informative, costruisci un registro dei dati con indicatori, formule, frequenza di aggiornamento, responsabile, controlli di qualità e rintracciabilità. Per la catena di fornitura stabilisci metodi di stima quando i dati non sono disponibili, indicando limiti e piani di miglioramento. Prepara checklist per audit interni e per il revisore esterno.
4) KPI, target e piani
Seleziona indicatori coerenti con i temi materiali. Per il clima includi emissioni dirette, indirette da energia e lungo la catena di fornitura. Per le persone monitora infortuni, formazione, sviluppo, pari opportunità. Per la filiera misura criteri ambientali e sociali applicati ai fornitori. Associa a ogni KPI una baseline, un obiettivo, un responsabile, una scadenza e risorse.
5) Strutturazione del documento
Il rapporto di sostenibilità deve essere leggibile e coerente. Predisponi una “dichiarazione di sostenibilità” con capitoli su governance, strategia, politiche e obiettivi, rischi e opportunità, prestazioni e indicatori, metodi e note tecniche. Collega ogni tabella a una sezione descrittiva e inserisci riferimenti incrociati per facilitare la navigazione del lettore.
6) Verifica esterna
L’assurance è una revisione indipendente del documento. Prepara un fascicolo con indice delle evidenze, tracciabilità dei numeri, collegamento tra tabelle e fonti, registro delle modifiche. La qualità del primo anno dipende molto dall’ordine di questo dossier. Prevedi fin da subito richieste tipiche del revisore: campionamenti, test di coerenza, spiegazioni di scostamenti.
7) Marcatura digitale e pubblicazione
Sempre più imprese pubblicano la relazione sulla gestione in formato elettronico con marcatura delle informazioni di sostenibilità. Serve una tassonomia, una piattaforma di tagging, un piano di test e una validazione finale. Cura anche la pubblicazione sul sito: pagina dedicata con versione completa del sustainability report, sintesi per stakeholder non tecnici e archivio storico.
8) Comunicazione e miglioramento continuo
Un report di sostenibilità funziona quando diventa uno strumento di dialogo. Prepara un comunicato, una presentazione per la forza vendita, un documento sintetico per qualifiche fornitore e gare. Raccogli feedback interni ed esterni e usali per aggiornare la matrice di materialità, i target e i piani d’azione dell’anno successivo.
PMI: cosa cambia davvero e come muoversi in modo snello
Per le PMI non quotate il report di sostenibilità non è obbligatorio in senso stretto, ma conviene. I grandi clienti richiedono questionari ESG, gli audit di seconda parte aumentano, i criteri ambientali entrano nei capitolati. Un percorso sostenibile per risorse e tempi prevede una materialità semplificata, pochi KPI ben misurati, politiche essenziali e una relazione di sostenibilità asciutta ma credibile. La parola chiave è proporzionalità. Il reporting di sostenibilità per PMI deve essere utile per la gestione, non un esercizio di stile.
Per le PMI quotate la pianificazione deve tener conto delle finestre temporali di obbligo e dell’eventuale opt-out iniziale, senza perdere l’occasione di anticipare processi interni che comunque serviranno per gare, clienti e banche. In entrambi i casi è utile affiancare una formazione mirata per HSE, acquisti, finanza e HR, così da accorciare la curva di apprendimento.
Benefici e vantaggi per l’impresa
Un rapporto di sostenibilità ben progettato crea valore concreto. Sul piano commerciale facilita la partecipazione a gare e qualifiche di fornitura, perché consente di rispondere in modo rapido e documentato a requisiti ambientali e sociali. Nella relazione con gli istituti finanziari migliora il dialogo, perché fornisce indicatori su rischi e opportunità che incidono sulla solidità dell’azienda.
A livello operativo aumenta l’efficienza: mappando processi, consumi ed emissioni emergono sprechi e si razionalizzano procedure. Sul versante reputazionale, la chiarezza su politiche e risultati rafforza l’attrattività verso persone, comunità e istituzioni. Infine, l’allineamento a quadri di riferimento ampiamente adottati rende il sustainability reporting più comprensibile a investitori e partner internazionali. Il vantaggio competitivo non è astratto: è la somma di costi evitati, opportunità colte e rischi più sotto controllo.
Struttura consigliata del documento e suggerimenti redazionali
Per massimizzare la leggibilità, organizza il report di sostenibilità con un indice chiaro e capitoli che procedono dal generale al particolare. Apri con un messaggio della direzione centrato sugli impegni e sui risultati, non su slogan. Inserisci una mappa dei temi materiali e una tabella che mostra, per ciascun tema, le politiche, gli obiettivi, i KPI, i rischi e i piani d’azione.
Nel corpo del documento alterna narrazione e tabelle. In fondo al documento, una sezione metodologica deve spiegare confini, criteri di consolidamento, fonti, metodi di calcolo e limiti. Evita ridondanze, cita le politiche interne con link o riferimenti e riporta casi, iniziative e progetti solo se materialmente rilevanti.
Nota per imprese soggette a obbligo ESRS
Per le aziende obbligate alla rendicontazione, la struttura del report deve essere coerente con gli ESRS e accompagnata da:
- una dichiarazione di doppia materialità che espliciti metodo, criteri e risultati della valutazione;
- una sezione assurance con il perimetro della revisione, il livello di sicurezza e la tracciabilità delle evidenze;
- un mapping tra capitoli, informative ESRS e tabelle/KPI, così da garantire verificabilità e completezza.
Nota per imprese con meno di 1.700 dipendenti: VSME
Per le imprese < 1.700 dipendenti, come previsto dal nuovo pacchetto Omnibus, sono state introdotte le VSME: un’impostazione semplificata che non richiede revisione né analisi di materialità. In questi casi, il documento può mantenere l’architettura suggerita (indice chiaro, temi materiali proporzionati, KPI prioritari), ma senza oneri di doppia materialità e assurance, concentrandosi su trasparenza, misurabilità dei dati e coerenza con gli obiettivi interni.
Temi e indicatori ESG che fanno la differenza
Ogni settore ha priorità diverse. Nel manifatturiero pesano energia, emissioni, uso di materie prime, qualità e sicurezza sul lavoro, progettazione eco-compatibile e requisiti della filiera. Nei servizi contano consumi energetici degli edifici, mobilità, benessere organizzativo, qualità del lavoro e sicurezza dei dati.
In tutti i casi il reporting di sostenibilità deve collegare KPI a obiettivi di medio periodo, mostrando come l’impresa intende ridurre impatti e rischio, migliorare efficienza e creare valore per gli stakeholder. Un accorgimento utile è l’intensità: non solo valori assoluti, ma indicatori per unità di prodotto, fatturato o addetto. Questo lo rende comparabile nel tempo e tra aziende dello stesso settore.
Tempi, costi e risorse
Il costo dipende da dimensione, complessità e maturità dei sistemi. Il primo anno richiede l’investimento maggiore, perché bisogna costruire metodo, procedure e tracciabilità, ma il beneficio è duraturo. Un cronoprogramma tipico prevede quattro fasi: avvio e governance, materialità e mappatura dati, redazione e assurance, marcatura e pubblicazione. Coinvolgere fin da subito finanza, HSE, HR, acquisti e IT evita colli di bottiglia.
Per le PMI, il report sostenibilità può essere contenuto in 50–70 pagine con indicatori selezionati e note metodologiche chiare. La regola è concentrarsi su ciò che è materiale e misurabile, evitando elenchi di iniziative non supportate da numeri.
FAQ sul report di sostenibilità
È obbligatorio per la mia impresa e da quando
Dipende da dimensione, quotazione e appartenenza a gruppi. In ogni caso, molte realtà senza obbligo formale adottano un report di sostenibilità per rispondere a clienti, gare e banche. La scelta migliore è verificare perimetro e tempistiche e pianificare un percorso graduale di 9–12 mesi.
Quale standard devo seguire
In Italia il quadro è chiaro e dipende dallo status dell’impresa:
- Aziende obbligate alla rendicontazione: adottano gli ESRS. Ciò comporta doppia materialità obbligatoria e assurance sul report, con struttura e informative allineate agli standard europei.
- Imprese con meno di 1.700 dipendenti (VSME): possono utilizzare il modello VSME introdotto dall’Omnibus, che non prevede né revisione né analisi di materialità. È una via proporzionata per comunicare le performance ESG riducendo gli oneri tecnici.
- Altri riferimenti utili: GRI può essere usato per integrare o dettagliare alcuni contenuti; se redigi anche l’inventario GHG o la carbon footprint di prodotto, fai riferimento rispettivamente a ISO 14064-1 e ISO 14067 per garantire coerenza metodologica con i dati clima inclusi nel report.
L’obiettivo resta un bilancio di sostenibilità leggibile, tracciabile e utile alla gestione: scegli la cornice in base agli obblighi e alla dimensione, mantenendo sempre chiarezza su confini, fonti e qualità dei dati.
Serve la verifica esterna
Una verifica indipendente aumenta credibilità e riduce rischi. Se non sei ancora obbligato, puoi iniziare con verifiche mirate su processi e KPI critici per arrivare pronto quando l’assurance diventerà necessaria.
Come gestisco i dati dei fornitori
Definisci criteri minimi, un calendario di raccolta e metodi di stima quando i dati mancano. Comunica ai partner cosa ti serve e perché. Il reporting sostenibilità diventa un’occasione per crescere insieme alla filiera.
Il documento deve essere lungo
Conta la qualità, non la quantità. Un rapporto di sostenibilità efficace è quello che copre temi materiali con indicatori solidi, spiegazioni metodologiche e piani d’azione. Un testo prolisso ma poco misurabile è meno credibile.
Software per il Report di sostenibilità
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