Il benessere termoigrometrico non riguarda solo la temperatura interna, ma l’equilibrio tra ambiente, impianti e comportamento degli occupanti.
Le normative più recenti, tra cui la UNI EN ISO 7730:2026, i CAM Edilizia e i requisiti minimi energetici, richiedono un approccio integrato tra comfort, efficienza energetica e qualità dell’ambiente interno.
Cos’è il comfort termoigrometrico
Il comfort termoigrometrico è la condizione di soddisfazione dell’individuo rispetto all’ambiente termico, in cui non si avvertono sensazioni di caldo o freddo.
UNI EN ISO 7730:2026: struttura e novità
La UNI EN ISO 7730:2026, in vigore dal 19 febbraio 2026, aggiorna la versione 2006 e recepisce la EN ISO 7730:2025.
Principali novità:
- introduzione di quattro categorie (I, II, III, IV) al posto delle classi A, B, C
- eliminazione del metodo tabellare per il calcolo del PMV
- aggiornamento degli strumenti di calcolo
- maggiore attenzione a:
- discomfort locale
- condizioni non stazionarie
La norma resta basata sul modello di Fanger (PMV/PPD).
Il PMV (Predicted Mean Vote) descrive la sensazione termica media su una scala da -3 (freddo) a +3 (caldo), mentre il PPD (Predicted Percentage of Dissatisfied) stima la percentuale di persone insoddisfatte.
Anche nelle condizioni ottimali esiste una quota minima di circa 5% di insoddisfatti, legata a fattori fisiologici inevitabili. Tra le categorie definite dalla norma, la Categoria II rappresenta il livello standard di riferimento ed è quella adottata anche nei CAM Edilizia.
Accanto al comfort globale, assume grande importanza il discomfort locale, che riguarda situazioni di disagio specifico anche in presenza di un bilancio termico corretto.
Tra le principali cause vi sono le correnti d’aria, le differenze verticali di temperatura, le temperature dei pavimenti non adeguate e le asimmetrie radianti.
Il controllo di questi fattori è fondamentale per garantire un reale benessere percepito dagli occupanti.
Per ambienti a occupazione sedentaria come uffici e scuole, la normativa individua condizioni operative tipiche con intervalli di temperatura interna differenziati tra inverno ed estate, accompagnati da limiti sulla velocità dell’aria, che deve rimanere contenuta per evitare fenomeni di corrente fastidiosa.
I CAM Edilizia 2025/2026 rafforzano il ruolo del comfort termoigrometrico, rendendolo un requisito obbligatorio per nuove costruzioni e ristrutturazioni rilevanti. Viene richiesto il rispetto dei limiti di PMV e PPD della Categoria II, insieme alla verifica del discomfort locale. Nei casi privi di impianto di raffrescamento, è previsto l’utilizzo di modelli di comfort adattivo secondo la UNI EN 16798-1, mentre per il periodo estivo è obbligatoria una simulazione dinamica oraria per verificare il mantenimento di condizioni accettabili per la maggior parte del tempo. Inoltre, il comfort è strettamente collegato alla qualità dell’aria interna, che deve rispettare i requisiti di ventilazione della stessa norma.
Il D.M. 28 ottobre 2025, in vigore dal 3 giugno 2026, integra ulteriormente il rapporto tra efficienza energetica, comfort interno e controllo igrometrico. In particolare, impone verifiche sul rischio di muffa e condensa e sull’effetto dei ponti termici, facendo riferimento alle norme UNI EN ISO 13788 e UNI EN ISO 10211.
Infine, negli ambienti di lavoro, il microclima è riconosciuto come un fattore di rischio ai sensi del D.Lgs. 81/08. In questo contesto, la UNI EN ISO 7730 si applica agli ambienti moderati, mentre condizioni più estreme richiedono l’uso di norme specifiche come la ISO 7933 per il caldo e la ISO 11079 per il freddo.
Conclusioni
Il comfort termoigrometrico è oggi un elemento centrale nella progettazione edilizia.
Le normative più recenti lo integrano con gli obiettivi di efficienza energetica e qualità dell’ambiente interno, trasformandolo in un requisito tecnico essenziale oltre che in un fattore determinante per il benessere degli occupanti.
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